Cosa faccio

Cosa fa un geometra? Virtualmente può fare molte cose, e proprio per questo motivo la gente ha idee un po’ confuse sulla questione. Forse perché su questa professione i luoghi comuni si sprecano. Si va dal geometra Filini in coppia col ragionier Fantozzi – inutili impiegati di basso livello nelle commedie tragicomiche di Paolo Villaggio – ai biechi cementificatori senza scrupoli degli anni Sessanta del secolo scorso, correi di abusi edilizi, scempi urbanistici e disastri ambientali.

Ricordo una sera di molti anni fa. Stavo tranquillamente bevendo un bicchiere di vino con gli amici, quando arriva tutto trafelato il gestore del locale che mi fa: «Si è intasato il water, colpa della fogna che non tira. Tu sei un geometra, no?»

Sì, in effetti sono un geometra professionista, iscritto al numero 2085 del Collegio della Provincia di Modena dal 1994; ma nella malaugurata ipotesi che vi si dovesse intasare la fognatura, vi consiglio caldamente di chiamare un’impresa di spurghi. Al limite i pompieri, se butta proprio male.

Un altro esempio: poco tempo fa, per caso, ho ritrovato la signora che mi allungò di nascosto il primo pacchetto di sigarette. Ci siamo raccontati degli ultimi quarant’anni, giungendo con un sospiro tra il rassegnato e il nostalgico alla conclusione che entrambi facciamo ancora lo stesso mestiere: lei la tabaccaia, io il geometra. Anche se ho smesso di fumare. «Un geometra serve sempre» ha detto a un certo punto la signora gentile, come per farmi coraggio, «ci sono sempre un sacco di pratiche da sbrigare.»

Nell’immaginario collettivo questo fa il geometra: sbriga pratiche oscure di dubbia utilità, con acronimi inquietanti come DIA, SCIA, CILA, SCEA. L’ultima novità è questa ARE, una dichiarazione che serve a rassicurare i notai – diffidenti e timorosi come cerbiatti – che va tutto bene, è tutto a posto. Non c’è problema.

È vero, il geometra – se ha sostenuto un esame di abilitazione ed è iscritto al proprio Collegio provinciale – si occupa di queste faccende burocratiche che servono quando decidete di fare lavori in casa, oppure vendere o comprare un immobile; oltre a misurare terreni e tenere aggiornato il Catasto – anche lui ha cambiato nome, adesso si chiama Agenzia del Territorio – così che possiate serenamente pagare l’ICI.

Un geometra professionista può progettare edifici di modesta e media grandezza, dirigere i lavori di costruzione, redigere perizie di stima e consulenze per il tribunale, dove spesso si litiga per questioni legate al mattone. Se invece non è iscritto al Collegio provinciale non può esercitare la professione, ma può fare altre cose tipo l’agente immobiliare, l’amministratore di condominio, l’impresario edile o il rappresentante di prodotti per l’edilizia. Il team manager di Formula 1, come Flavio Briatore.

Insomma, per un motivo o per un altro, le competenze professionali e gli ambiti di lavoro della persona che vi porge un biglietto da visita su cui è scritto “geometra” sono i più svariati, e questo senza dubbio genera una certa confusione. Per chiarezza quindi torniamo al “cosa faccio”. Cosa fa Gianluca Maleti per vivere, perché se siete arrivati fino a qui, magari siete anche curiosi.

Okay, lo ammetto, sbrigo le pratiche dagli acronimi misteriosi di cui parlavo prima. La più famosa è la SCIA, ma di tanto in tanto cambia nome, in virtù della tanto sbandierata “semplificazione delle procedure edilizie”. Nella sostanza si tratta sempre delle vecchie e care autorizzazioni necessarie per i lavori edili, piccoli o grandi che siano. E sono in grado di progettare sistemi fognari complessi. Sì, insomma, fognature che non si intasano. Risolvo problemi, edilizi e immobiliari. Se ne avete uno non esitate a chiamarmi, come nella serie Netflix “Better call Saul”.

Ma principalmente sono un progettista, nell’accezione più comune del termine. Negli Stati Uniti la mia figura professionale sarebbe quella dell’ “undergraduate architect”, cioè un tizio che progetta un edificio o un intervento edilizio – grande o piccolo che sia – nel suo insieme; si avvale di collaboratori per particolari specifiche tecniche e dirige i lavori fino all’opera compiuta. Come Richard Meyer, quello dei palazzi bianchi. Per dire.

Insomma, questo ho sempre fatto: progettare e costruire. Ristrutturare e restaurare. Dal monolocale alla villa, dall’edificio condominiale al complesso residenziale; ristoranti e alberghi, palazzi storici, edifici industriali e commerciali. Per committenti privati, aziende, imprese edili, società immobiliari.

È il mio lavoro, e più passano gli anni più mi piace. Perché la tecnologia ha fatto passi da gigante, gli edifici da energivori sono diventati ad alta efficienza energetica e basso impatto ambientale. Perché oggi materiali e impianti garantiscono una qualità del costruito, ma soprattutto una qualità dell’abitare, impensabili anche solo dieci anni fa.

Sì, il mio lavoro mi piace sempre di più, mi piacciono le nuove sfide e ho scoperto – non senza un certo stupore – che alla fine è l’esperienza il nostro bene più prezioso.